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Lidia Reghini di Pontremoli

Il crimine originario per Minou Amirsoleimani è mancanza d’amore. L’uomo moderno ha l’amore di sé stesso e per le sue creazioni. Il sogno di Amirsoleimani è quello di ristabilire l’equilibrio di questa capacità. Per raggiungere questo risultato l’artista non esita ad insinuarsi tra le pieghe accidentali del mondo, vi si cala fin nel profondo fino a scorgere un andito non corrotto, non mercificato e li scava la propria tana, crea il rifugio prediletto del sogno dell’arte. Il lavoro del sogno è accidentato ma non accidentale; conosce la fatica e l’impegno. Ma Minou non sa darsi pace. Continua nella sua ricerca, corre lungo un percorso ad ostacoli per raggiungere quel luogo dell’utopia lontano della ridondanze, dove viene rivolto all’essenzialità del reale. Un reale che l’artista graffia fino a far scorrere il sangue tra crepe languide del vivere.